La nostra storia in versi
La dolcezza e la poesia
Terapia all’Odontofobia
Cambiar dentista le serviva a poco,
né si sentiva meglio in altro loco.
Appena entrava lì, in sala d’aspetto,
puntava dritta verso il gabinetto
ed al ritorno altera e disinvolta,
come sa fare una persona colta,
chiedeva ad ognuno dei pazienti
se fosse bravo o meno il cavadenti.
Appena uno rispondeva “insomma”
prendeva a masticar un’altra gomma
mentre il sudore le imperlava il viso
sul ghigno scuro privo di sorriso.
Poi, come sempre, ancor la stessa scena:
alla poltrona s’accostava appena,
le gambe tremolanti di paura,
la bocca chiusa stretta a serratura
che s’allargava solo per urlare,
in mano come un’arma il cellulare,
adatto alla difesa personale
e a mandar qualcuno in ospedale.
Un giorno, casualmente scoprì il nome
di Azzurra, Di Cecilia di cognome,
ortodontista che frequentemente
si dedicava alla sedazion cosciente.
Così in un paesino a nome Sturno
aspettò che giungesse anche il suo turno.
Immaginate voi quale sorpresa
per la signora che era anche marchesa:
prima di accomodarsi su in poltrona
dover parlare della sua persona.
La dottoressa non voleva sapere
di mal di denti oppure di dentiere
ma, invece, come era cominciata
la sua paura assai ingiustificata,
se avesse ancora lo stesso timore
quando fa notte o solo in ascensore,
se dubitasse di chiunque sia
o solo di dentista e odontoiatria,
se nei ricordi suoi, ci fosse stato
un atto di disturbo accantonato,
un brutto fatto chiuso nel passato
dagli aghi e da le pinze ridestato.
Un bel sorriso, un ciao a sua insaputa,
e si concluse la prima seduta.
Per una volta non era scappata
e ancor per l’indomani fu prenotata.
Dopo tre giorni niente e ancora niente
ma intanto si destò spontaneamente,
nell’avvilita e scomoda paziente,
la voglia di provar su qualche dente
le odiate pinze e il trapano tagliente.
Ciò accadde, quindi, ma con la premessa
ben posta in chiaro dalla dottoressa,
che alla riuscita piena della cura
mancava solamente la puntura
e che con la cosciente sedazione
avrebbe fatto un’ottima estrazione.
Tutto andò bene e sparì anche il terrore
per il riunito, il trapano e il dolore.
Non so se è un caso vero o una bugia,
l’odontoiatra aprì una nuova via,
prima di praticar l’anestesia
lesse i versetti di questa poesia
e con dolcezza, e un po’ di fantasia
aveva vinto l’odontofobia.
Odontofobia: un percorso di comprensione per pazienti e operatori
Ho cercato di descrivere in modo ironico, ma non esaustivo, un problema serio come l’odontofobia, una condizione molto diffusa tra i pazienti odontoiatrici che mette a dura prova anche gli operatori del settore, creando spesso apprensione e dubbi su come gestirla al meglio.
L’odontofobia colpisce persone di ogni età, genere e ceto sociale. Le cause possono variare: l’ambiente in cui si è cresciuti, il livello di istruzione, la soglia del dolore, il disagio psicologico e fisico davanti alla necessità di risolvere un problema. La prima reazione è quasi sempre la fuga, ma presto il paziente capisce di essere intrappolato in un circolo senza via d’uscita, dove il pensiero diventa ossessione e il dolore in crescita aumenta rabbia e frustrazione.
E se con gli adulti è già complesso trovare un’intesa, immaginate cosa succede con un bambino: messo di fronte alla poltrona del dentista, l’unica difesa che conosce è serrare la bocca, proteggendosi da quegli strumenti che sembrano sospesi sopra di lui come spade di Damocle. Lo stesso copione si ripete con adulti più fragili o pazienti che hanno avuto esperienze traumatiche, magari causate da operatori meno accorti.
Chiarito che l’odontofobia coinvolge principalmente tre gruppi – adulti sani, bambini e persone con traumi o fragilità – esaminiamo le strategie possibili:
- Per gli adulti consapevoli: L’odontoiatra e il team (igienista, assistente, chirurgo) devono spiegare con chiarezza ogni fase degli interventi, come funzionano gli strumenti e i vantaggi di collaborare. È importante ascoltare pazientemente le storie dei pazienti e incoraggiarli a fare piccoli passi verso la fiducia, seduta dopo seduta.
- Per i bambini: La soluzione è diversa. Poltrone colorate e divertenti, uno schermo con cartoni animati, punti e premi per ogni “bocca aperta”, piccoli riti che facciano sembrare il bambino un supereroe. Ogni passo avanti va celebrato con i genitori per rinforzare la fiducia.
- Per i pazienti più sensibili: La sedazione cosciente può essere una valida opzione, e la presenza di un familiare che stringa la mano al paziente può fare la differenza.
In ogni caso, la chiave è la dolcezza, sia nelle parole che nei gesti di tutto il team dello studio odontoiatrico. E chissà, magari una poesia scritta appositamente potrebbe persino strappare un sorriso al paziente odontofobico.
Dr. Tancredi Di Cecilia
